C’era una volta.. e ancora c’è

Qui si entra nella zona d’ombra… sotto l’ala della vittoria.
Non occorre spiegare a cosa mi riferisco. Quello striscione fa parte dei miei ricordi.
Ricordi di un bambino qualunque… con la Pilarella nel cuore!
Santostefanesi lo si è al 100% o non lo si è affatto… lo so… ma credetemi, si può amare profondamente questo paese pur essendo “forestiero”. Sentendomi pilarellaio, se non doc quantomeno igt, cerco un contatto… e di condividere la gioia che ho provato il 15 d’agosto.

Sono di Roma, ma nonna fa Terramoccia. Nasce alla Croce nel ’27, ultima di una caterba tra fratelli e sorelle. Nasce alla Croce e della Croce inevitabilmente cresce… con un fratello, Vittorio, che per di più con i preti disputa almeno un palio, credo negli anni 40, probabilmente vincendolo. Nasce alla Croce, ma la casa natia si affaccia su quello che ora è il Piazzale dei Rioni. Alzando lo sguardo… quel che vedeva ogni mattino dalla finestra era la Pilarella. E se come si dice, gli occhi sono lo specchio dell’anima, può essere che a quella vista inconsapevolmente già covasse un cromosoma “silente” biancorossoblu che parecchi anni dopo mi avrebbe trasmesso… dominante.
Arrivano i bombardamenti… al grido di “si salvi chi può” la famiglia si divide. Chi resta, chi va all’estero, chi comunque s’allontana… per poi tornare.
Nonna è l’ultima a farlo e solo in parte. Con una famiglia ormai stabilitasi a Roma, tre figli grandi, sente il richiamo per anni appagato solo a metà. Quello di tornare nel suo paese, se non stabilmente, comunque tornare…
Così… nel 1971 il sogno di comprare una casa si avvera… una bella casa sulla Rampa dei Lentischi capace di accogliere i figli ed i figli dei figli. Nello stesso anno nasco io. Respiro Porto Santo Stefano dai primi vagiti. Ed ogni estate per anni, da giugno a settembre, è la mia casa, il mio mare, la mia terra. E assorbo come una spugna dai racconti di mia nonna e dei miei zii… che nel frattempo sono imparentati con i Fanciulli, i Capitani ed altre famiglie che sento nominare frequentemente. Anche per questo apprezzo molto l’attenzione che in questo sito ponete alle memorie, all’importanza che date agli anziani, la cui esperienza è un vero e proprio tesoro da difendere.
Passa il tempo ed una volta cresciuto comincio a venirci da solo, scoprendo poco a poco che la splendida veste estiva è niente a confronto della livrea che il paese offre nelle altre stagioni… ma ad agosto si sa… c’è il palio. Il palio!
I miei pali sono quelli di fine anni ‘70… tutti gli ’80… gran parte dei ’90. Non so stabilire con precisione il come ed il perché… so solo che l’ho scelta da subito, o m’ha scelto lei. E non per l’albo d’oro, anche se ricordo che si vinceva con più frequenza. Con nonna crociaiola e genitori simpatizzanti per la Fortezza mi sono appellato al fatto che casa era nel Rione. Certo, Pilarella alta direte… lontana dal vivo… ma pur sempre Pilarella.
La verità è che da subito l’ho scelta, punto. O m’ha scelto lei.
Del resto sempre lì finivo dopo aver sceso a grandi balzi la scalinata delle Mimose… ricordo che nella stragrande maggioranza dei casi, se gelato era… era al molo, se pizza era… era al molo… le cozzette per pescare le facevo al molo… e così via… fino ai casi estremi di scazzo quando volevo restar solo a guardare il mare e me ne andavo a Punta Madonnella.
Ora di far lo storico in casa della storia me ne guardo, ci mancherebbe e chino il capo… così come non posso paragonarmi a nessuno di voi che leggo sempre con gran piacere… è che se qualcuno può comprendermi siete proprio voi… o nessun altro. Il palio iniziava sempre un mese prima almeno. Prendevo i tempi, ricordo, osservavo le vogate, soppesavo le palate, ascoltavo e facevo tesoro dei commenti di chi mi passava accanto… E spesso fantasticavo… d’esser un giorno il timoniere… e d’arrivare in piedi, bandiera in mano, col guzzo che va d’inerzia per gli ultimi metri trionfali per poi affondare nel turchese, ricolmo d’acqua e di felicità.
Il giorno del palio non passavo per le Mimose. Mi piaceva godermi l’improvvisa esplosione di suoni e colori che ti offre lo sbucare da Via dei Tonni. Un po’ come un bambino che sale per la prima volta le scale di uno stadio e gli si para davanti la curva della propria squadra tutta imbandierata. In realtà, c’era di mezzo anche un pizzico di scaramanzia, chiamiamola così… sai quella pratica tipica del tifoso, di fare determinate cose e non farne altre, dire o non dire certe frasi, unicamente perché impossessati dall’arbitraria convinzione di poter influire misticamente sull’esito di un evento, sino ad arrivare ai casi patologici di arrogarsi in toto la responsabilità dell’evento stesso… assolutamente certi che tutto dipenda da lui e dalle proprie mosse? Ecco… non è il mio caso, però… ad ogni modo per non rischiare, cascasse il mondo, il giorno del palio scendevo sempre e solo da Via dei Tonni. E non chiedetemi perché.
Quei giorni sono lontani… i miei zii riposano tutti al Campone e nella casa ai Lentischi da tempo ci abita qualcun altro. Ricordo il dolore che provai, perchè è vivo ancora oggi, quando seppi che per vari motivi la casa era in vendita e che non avrei avuto facoltà di cambiare le cose. Passano gli anni, i mesi… e se li conti anche i minuti… da allora il mio pensiero non ha mai abbandonato Santo Stefano tantomeno la Pilarella e non c’è ferragosto che sia trascorso senza che mi informassi sull’esito del palio. Ma non sono più tornato. Fino a quest’anno.
Il richiamo è stato più forte della tristezza indotta dal venirci come “semplice turista” Un concetto che sembrerà stupido e non so se possa essere compreso. E siccome dei miei cugini di vario grado, a quei tempi o troppo piccoli o troppo grandi ho perso i contatti… da semplice turista ho chiamato l’agenzia (alla Pilarella) che però m’ha trovato casa per 2 settimane… al Valle. E così, mentre mi riappropriavo di una parte importante di me… ho anche preparato il mio personale palio tra i puzzolosi. Cosa che a conti fatti, mi ha dato quel pizzico di gusto in più se è possibile.
L’ho rivista in un pomeriggio qualunque dei primi di agosto arrivando dalla Pace. Eccola! Ho detto. Mi sono chinato verso mio figlio che ha quasi 2 anni e mezzo ed indicandola da lontano ho ripetuto semplicemente… eccola! Chissà se un giorno avrà un flashback di quel momento. A me piace pensarlo. Ad ogni modo la maglietta del rione già ce l’ha e grida amabilmente qualcosa di molto simile a Pilarè-lla- llà. Il resto lo farà il tempo.. se il tempo lo vorrà.
Memore dei miei “studi” giovanili dopo pochi minuti già commentavo la vogata… “mi piace, c’ha un bella palata. Ora non so gli altri… ma davvero.. c’ha la palata bella di chi il palio lo vince ..”
Mia moglie mi ha guardato con un sorrisetto come a dire “è arrivato il tecnico” per non dire altro.
I miei giorni seguenti ve li risparmio, per non essere noiosissimo oltre che prolisso… ma la sera dell’11 ho pensato a lungo “d’imbarcarmi” sul Revenge, così come avrei voluto controtavolare volentieri… ma non conosco nessuno di voi. Ho desistito. A malincuore.
Il giorno dei giorni non sono sceso da Via dei Tonni per ovvi motivi logistici. Ho attraversato il Valle a piedi con la mia maglietta blu, con scritto Pilarella in verticale e dopo essermi gustato il fratello del polpo paul ho preso posto… lo stesso di una volta, il solito di ogni volta…
Il resto della storia è già storia per tutti noi. Dalla prima girata fin sotto il comune, un attimo infinito, un crescendo rossiniano. Come noi nessuno! E tutti gli altri di poppa!
Ho chiamato nonna, troppi acciacchi ormai per viaggiare… e gli ho detto “si è ristabilito l’ordine delle cose”
Sì, perché il palio tipo per me in questo preciso ordine finisce. Quello galattico invece, vede la Fortezza cedere il posto al Valle. Che bellezza!
Il giorno dopo però ero già tornato a lavoro. Fine dei sogni.
Ecco.. volevo ringraziarvi… per quel che valgono i miei ringraziamenti, per il contributo alla causa che date in questo sito, e per la possibilità attraverso l’attualità e le perle di memoria in archivio, di scoprire cose e ricordarsene altre, anche se ne fruisco da semplice visitatore. Ero partito con questa intenzione in realtà, scrivere due righe due di ringraziamento nel segno della Pilarella… ma ho “leggermente” sforato. Perdonatemi.
Chissà quando potrò tornare… spero presto. Certo è che nel farlo mi piacerebbe vedere l’antica sorgente non solo “liberata” (finalmente!) ma anche rivalorizzata… e magari, con mio figlio per la mano… alzare gli occhi e ritrovare quello striscione… indicandoglielo saprei con quale frase cominciare a raccontargli questa lunga storia… così…
C’era una volta… e ancora c’è… nella zona d’ombra… sotto l’ala della vittoria…
 
Gabriele Piovan