Wake up!

Gli ultimi 25 anni sono stati molto altalenanti. Parlo in fatto di "chiacchiere" da murello. Ma andiamo con ordine e raccontiamo alle giovani leve, ma anche agli addetti ai lavori, di come abbiamo parlato di palio da metà anni 80 in poi. Nel periodo di Madonna, di Michael Jackson e dei Queen di Freddie Mercury, la radio dei preti era l'unico canale capace di far entrare i guzzi nelle case dei santostefanesi.

Memorabili le telecronache in diretta di Ferragosto, con tanto di moccoli. Cosa da mandare all'ospedale le vecchiette collegate da casa. Questo fino alla fine degli anni '80. Poi fino alla prima metà degli anni '90 solo la tv, con Tele Heba sugli scudi già qualche giorno prima della gara: interviste ai primi di agosto, processione del 14 in diretta, Palio a tutta gallara con 5-6 telecamere. Poi è arrivata la Gazzetta del Palio che grazie a due pilarellai, Merenda e Mazzetti grande, così per gioco è diventato un appuntamento fisso da metà giugno a fine agosto per un decennio. E forse è stata proprio la Gazzetta ad aizzare la platea, con le "10 domande" capaci di far venire l'ulcera a molta gente. Intanto ad inizio millennio internet ha il sopravvento. I siti rionali aprono i battenti uno ad uno. Prima quello della Croce, poi il nostro, quindi Fortezza e Valle. Tra lo storico pilarella.com e rionecroce.it guerra dello share. Botte e risposte dei più piccanti, ma anche proposte portate a braccetto da entrambi con la spinta sulle sedi rionali. Cosa poi cavalcata alla grande da contadini e puzzolosi, capaci solo di farci zaccandrelle e portarci i remergometri. Ma questa è un altra storia. Poi il cambio del direttivo sia di Croce e Pilarella, un approccio soft con il mondo del palio via web, stop alle polemiche e mortorio internauta. Lo scorso anno tramite Radio Temporali viene organizzata una serata che ha visto tanti ospiti di tutti i rioni intorno ad un tavolo, serviti e riveriti in una cena caratterizzata da chiacchiere e frecciatine.

Oggi come siamo messi? Niente di che. Siti rionali in letargo che si limitano allo scontato, qualche periodico su carta stampata che non ha avuto il successo sperato, forum tematici poco bazzicati., blog alla Luttazzi sciapi sciapi. Limitiamoci ai nostri colori, perchè di quello che fanno gli altri ci importa una bella sega. Scontata l'impossibilità di Paolo la Bionda che vivendo e lavorando a Roma è aggiornato quel poco che basta. Ma gli altri che fanno? Ma ci vuole tanto a sfornare un articoletto, due mezze interviste marce, gli articoli che venderemo al bancarello, o ragguagliarci su quello che riguarda il più bel rione del paese? Noi facciamo quel che si può, ma non deve essere un alibi quello di avere un sito parallelo dove si parla di Pilarella. 

La paura è quella di aver perso la nostra originalità. Il fatto che siamo stati sul cazzo a nove decimi di paese, tutto ad un tratto si è volatilizzato. Il pilarellaio deve essere odiato. Abbiamo sempre vissuto dei nostri successi, tra le gelosie degli altri. Ed invece il nostro bancarello è vicino a quello degli altri, l'asciugamano da acquistare è lo stesso che i contadini vendono da un anno, i giacchetti gli stessi che i puzzolosi confezionano alla Sipa da due. Amici di tutti. E questo cosa ci sta portando? A delle simpatie dentro il sistema? Per cosa poi.

Svegliamoci pilarellai. Voglio odiare tutto il paese da metà luglio in poi. Tutto, escluso molo e pianetto. Ma per essere convinto di questo, non basterà solo il mio sangue rossobiancoblù!
 
 
Paco Llorente