Publio Nostro: Inno del prurito – 1944

È noto che la libertà, quella vera, quella per la quale si muore, è un po’ come l’aria che respiriamo: finchè c’è ,neanche ce ne accorgiamo, quando viene a mancare invece insorgono i problemi.
Per essa furono chiamati a combattere molti santostefanesi, molti dei quali non tornarono, ma per coloro che riuscirono a tornare nelle proprie case o in quello che rimaneva, cominciò una nuova battaglia: quella della ricostruzione.

Di solito le realtà disastrate sono spesso teatro di riscatto, si pensi ad esempio alla Sarajevo di oggi in cui i giovani occupano ogni angolo del centro e attirano l’attenzione dei turisti con musica e intrattenimenti vari.
Probabilmente chi ha conosciuto le atrocità della guerra ha sviluppato l’abitudine a spremere un po’ di vita da ogni circostanza avversa con cui gli capiti di confrontarsi.
Talvolta anche il sapore dell’erba bollita può essere più dolce o più amaro rispetto a quello delle foglie, così come anche il vento può avere un colore, dipende dagli occhi con cui lo si osserva.
Una situazione, questa, che pensiamo non sia per nulla diversa, da quella che nel 1944 aleggiava in una Porto S. Stefano praticamente distrutta, in cui un gruppo di “allegri giovanotti” si riunì per combattere la noia.
In paese le strade erano piene di macerie che in molti casi ostruivano il passaggio, i principali punti di riferimento della comunità erano distrutti, rimaneva in piedi qualche palazzo sul molo e la villa Viti.
Nell’area della piazza il cumulo di macerie era impressionante: i palazzi, letteralmente polverizzati, facevano emergere dalle loro macerie lo scheletro di un guzzo, oseremmo dire il cadavere di un guzzo.
I nostri “allegri giovanotti” si riunirono senza esclusione fra “ignoranti e dotti”, si misero in società e fu così che nacque il Club del Prurito.
Il nome fu scelto perché al tempo i pidocchi, le zecche e le piattole superavano di gran lunga il numero della popolazione. Ma l’armonia durò poco, perchè le feste da ballo, l’orchestrina formata dal Nostro, Oreste, Bazzino, Tanacca, non piaceva a tutti. C’erano gli sportivi che decisero che la cosa non andava bene, e dissociandosi formarono il Mom.

Inno del Prurito (musica di Lello Sorbi, parole di Publio Terramoccia)

Un bel giorno allegri giovanotti
col prurito d’inventar
e la smania dei bottoni rotti
dalla noia in quantità…

si decisero ignoranti e dotti
far qualcosa in società
ed il cuore mandò un bell’invito
il “Club del Prurito” sorse. Eccolo qua!…

Vogliam cantare spensieratamente
vogliam sognare sempre dolcemente,
donna, si sa, con noi non deve star
perchè non dà la felicità!…

Siamo amanti della gioia sincera
del buon vino a profusion
noi vogliamo sempre primavera
non rotture di botton

e dal Pispino alla Cantoniera
vola e va la mia canzon
e se poi la impara tutto il mondo
sempre più giocondo ci diventerà…

Oh gioventù, lo so che non ritorni
non verran più di questi lieti giorni
ma se pensiam che solo a ricordar
avremo ancor la felicità.

 

Inno del prurito eseguito dalla Banda Ivo Baffigi

La redazione