Giudizio Universale: Ente Palio…

Ente Palio, basta Kartoffen
Nanni aderisce allo sciopero proclamato dalla FNSI, e vi da appuntamento alle prossime settimane.
Il Capitano della Pilarella sappia che questa volta non ha scuse. Sbagliare è umano perseverare no.

kaira
nanni


Non rispondo alle minacce. Soprattutto degli anonimi. Neanche mi sfiorano e non gli do il peso che il minacciatore vorrebbe. Però, se devo dirla tutta, e visto che l’argomento è all’ordine del giorno nel prossimo consiglio dell’Ente, credo che è bene chiarire qual’è la posizione del Rione ( e non la mia stretta personale).

Crediamo nel rinnovamento. Quello vero ed a tutto tondo. Per cui ogni ulteriore parola sarebbe superflua. Ma credo, però, sia giusto spiegare tutto ciò che c’è a monte di questa considerazione.
L’Ente Palio nella sua interezza non ha brillato. Prigioniero di se stesso in questi anni ha vissuto di luce riflessa. Ha solamente applicato in maniera pedissequa i voleri dell’Amministrazione non avendo nessuno slancio proprio, e non cercando di trovare la giusta collaborazione con i Rioni stessi. Nella funziona per cui è nato, l’Ente era un organismo di garanzia delle regole, arbitro super partes e legittima interfaccia tra i Rioni e la macchina Comunale. Si pensava allora (quasi lontanissimi 6 anni fa) che serviva uno strumento diverso e che sapesse interagire in autonomia ed in potestà con i Rioni e con l’Amministrazione. Un soggetto che fosse capace di “inventare” qualcosa che migliorasse l’immagine del Palio, che ne valorizzasse le peculiarità, che ne accrescesse l’importanza su palcoscenici diversi dalle mura domestiche di Porto Santo Stefano. Perciò tutti i limiti della mancanza di programmazione e sostegno dentro e fuori l’Ente sono venuti fuori nella gestione, che ha, purtroppo, guardato solo all’ordinario. Le scusanti sono molteplici; mancanze di fondi, di energie umane, di collaborazione. Diremo in più di idee, di soluzioni, di progetti di lungo respiro.
Non mi piace la personalizzazione. Il problema non è nella figura del Capitano uscente. Il problema è di come ha operato. Il problema è di come è stato coadiuvato. Per i mezzi e nelle disponibilità che ha avuto gli dobbiamo dire grazie. Noi gli diciamo: grazie, ma ora passiamo il timone a qualcun altro.

La posizione del Rione Pilarella non è pretestuosa. Non parte da nessuna voglia di essere per forza i “SIGNOR NO!”, non nasce dalla voglia di contestare a prescindere.
Partiamo da considerazioni legate al fatto che si può (e si deve) tendere a migliorare e molte volte a questo passaggio si arriva necessariamente cambiando le teste pensanti, quelle che organizzano, quelle che sono in prima linea e che ragionano sul da farsi. Siamo contro la logica dell’apparire in favore di una logica del fare concretamente per il Palio e le manifestazioni che siano cornice e contorno all’evento. Siamo non per un organismo di parte, ma un Ente che ci rappresenti e ci ascolti. Siamo per un ente che non sia “la quinta mano nelle votazioni”, la “quinta colonna” dell’amministrazione, e men che mai il “quinto Rione”. Siamo per rinnovare, ma non siamo i ghigliottinatori di teste, ma quelli che vogliono che le idee che ci sono nelle teste si mettano in circolo, come si mettano in gioco volti nuovi e capacità nuove.
Il Palio è così importante che riteniamo giusto perderci il tempo necessario per individuare il maggior numero possibile di persone che vogliano spendere, come tutti quelli che lo fanno nel proprio Rione, le loro doti. Non puntiamo il dito sulla mancanza di qualità. Ma vogliamo sottolineare che è giusto dare un sterzata ad un modo di gestire il Palio. Non vogliamo perciò neanche nessun “SIGNOR SI’!”
Lo statuto, già vecchio e da revisionare, stabilisce che ci vuole unanimità nel decidere i nomi più importanti del governo del Palio. Chiediamo ponderatezza e speriamo in nessuna ingiustificata accelerazione.

Stare in prima linea, come lo sono con le proprie facce i Capitani ed i consiglieri nei Rioni, è il più delle volte prendersi grandi secchiate di escrementi ed essere additati come quelli che sbagliano anche la maniera di respirare (come se ce ne fosse una migliore dell’altra) non è proprio cosa facile. Perciò agli anonimi posso solo invitare a togliersi la maschera e mettersi in gioco. Magari in prima linea c’è proprio bisogno di loro.

Paolo Bracci