Storie dell’altro secolo: La Marianna

“Io non ti conosco, io non so chi sei, so che hai cancellato con un gesto i sogni miei…”. La voce di Mina usciva dalle radioline delle ragazze in bikini, distese su di un telo sopra le stive della Marianna. Erano i primi anni ‘70. Le estati di quando Neil sbarcò sulla Luna di Benvenuti-Monzon, di Mercks il cannibale e dei Camaleonti “Io per lei”. La Marianna… Era una motonave di legno nera con una striscia orizzontale arancione. Aveva due stive con un bigo a prua che serviva per caricare la merce in ambedue.

Poteva assomigliare ad una di quelle motonavi che portarono gli Ebrei in Palestina. O forse lo era. Negli anni ‘60 un imprenditore romano, Battaglia,”scoprì” l’Isola di Giannutri, e pensò bene di creare un business cementandola. Incominciò a costruire le ville per i signori. Una delle prime fu la mamma di Dario Argento. Ricordo una mattina Dario con la compagna Daria Nicolodi portare la piccola Asia a bordo con la culla. I primi anni al comando della Marianna ci fu Ettore Sordini e quando andò in pensione fu assunto Benedetto Costaglione detto Mazzacane, nato e cresciuto nel Portone dei Tonni. Fino allora era stato imbarcato come capopesca sul Dandolo, l’ammiraglia della flotta di pescherecci del suocero, Alberto Scotto in arte Galletto. Mazzacane fu anche timoniere della Pilarella con cui vinse il Palio del 1952. Ma la regata per cui passò alla storia fu un’altra. Quella dell’anno dopo, con a bordo Toretto, i fratelli Pilombi e Livio Fanciulli.

La Pilarella era avanti nettamente quando il Guitto ebbe una colica causata da una conca di cavatelli mangiati per merenda. Benedetto vistosi superare impugnò la bandierina e con un colpo secco sul bordo del guzzo spezzò l’asta. Negli anni a venire rivestì anche la carica di Capitano, ma divenne sopratutto un grande sostenitore del fratello Mario e della Coppietta. La Marianna ormeggiava al Valle, al Molo dei traghetti, ma con l’avvento al comando di Mazzacane divenne la barca cult dei Pilarellai e di questi un punto di riferimento. Aveva un solo motore e per questo lentalenta. Sapevi quando partiva, mai quando arrivava. Solitamente per fare la traversata impiegava tre ore. I rionali la usavano come “orologio di comodo”. Vi faccio alcuni esempi. Se il marito alle sei tornava a casa affamato, ma ancora non era pronto, la moglie tutta scocciata diceva: “Hai già fame? Ancora che deve passare la Marianna…”. Se invece tornava alle otto ed in tavola non era ancora apparecchiato,incominciava ad alzare i coperchi ed imprecava:”La Marianna so’ già due ore che è passata e ancora n’si mangia…”.

Il resto dell’equipaggio era formato dal direttore Luigino Perillo, il motorista Mario Castriconi e i marinai Checco Della Monaca e Guido Piedidiacci. Luigino era anche l’uomo di fiducia dei signori. Si occupava della spesa e praticamente aprì un supermercato ambulante che è durato fino alla fine del secolo. La Marianna non era facile da manovrare, ma Mazzacane l’aveva addomesticata. Quando rientrava puntava la punta del molo, rasentava la banchina volgendo la prora sulla Cantoniera e uscendo sull’aletta gridava: “Checco fondoooo!!!”. I residenti dell’isola e i turisti erano affascinati dalla gentilezza e al tempo stesso dall’autorità’ di quest’uomo che assomigliava vagamente ad Alberto Lupo nelle parti del dottore nel famoso sceneggiato “La Cittadella”.

Camminava sempre a testa alta con un’aria che a volte sembrava un po’ spavalda. Un solo giorno, si conosceva l’ora in cui sarebbe rientrata la Marianna. Non si poteva sbagliare. Ferragosto. Alle sette in punto la vedevi spuntare lemme lemme dal Moletto e si fermava dietro i gavitelli. Perché Mazzacane doveva vedere la sua Pilarella. Ed allora fra i rionali assiepati sul balconi del Molo nacque un vero e proprio rito. Durante la prima vasca, quando i guzzi erano all’altezza del Moletto, chiudevano gli occhi e drizzavano le orecchie. Se sentivano le tufate della Marianna aprivano gli occhi e a braccia alzate urlavano: “Semo primi! Mazzacane ha tufato!” Se invece era silenzio, sempre ad occhi chiusi rientravano dentro e si buttavano sul letto. È ormai un cult della storia del Palio l’aneddoto che ogni 16 di agosto Enzo il Fiammifero raccontava in piazza mimando girate intorno agli alberelli o prendendo l’interlocutore come gavitello.

Il buon Fiammifero raccontava quando sbagliò la boa e per giustificarsi con i contradaioli che inviperiti chiedevano spiegazioni disse: “Puntavo la Marianna… poi Mazzacane s’è spostato…”. Tra i personaggi che frequentavano spesso la Marianna c’era Mauro di Elda che andava almeno due volte alla settimana a portare i viveri ai suoceri che facevano i guardia caccia sull’isola. E Giovanni De Luca, il babbo di Veleno, il quale apri una fabbrichetta di materiale edile. Giovanni d’estate andava tutti i giorni. Di giorno aiutava a costruire le ville, la notte di metteva il frac e suonava il piano alla Taverna del Granduca.

Gran personaggio Giovanni. Venne a Porto Santo Stefano nel dopoguerra insieme ad un Circo. Si innamorò della moglie ed aprì una palestra di boxe. Gli allievi preferiti erano Calcetti e Alfietto. Era un personaggio molto buono. Durante il mese di Agosto Mazzacane organizzava indimenticabili bindolate a Giannutri. Con le stesse persone che oggi frequentano quella da Lapino. Caldarelli mangiati detto le conchette degli scogli, condiglioni, ricci e lampatelle. Poi la sera tutti da Chiodo. All’angolo destro. Uova al tegamino e Brancamenta con ghiaccio. Pagava sempre Mazzacane. Oggi tra Principesse e Gabbiani si può andare a Giannutri tre o quattro volte al giorno, impiegandoci al massimo 30 minuti. Si sa quando si parte e soprattutto quando si arriva. È meglio oggi o era meglio ieri? Chissà chi lo sa… però che tempi quando la Marianna andava in campagna…

 

Una rotonda sul mare il nostro disco che suona