Un amore impossibile by Giorgio Severi (16ª puntata)

Alle cinque del pomeriggio, fuori al museo, in attesa dell’inaugurazione c’era solo Osvaldo. Era li dalle tre, e quando vide spuntare la moglie dalla piazza incominciò ad agitare le mani. Una era aperta e l’altra semichiusa, mostrando il pollice e l’indice. Con la bocca mimava, senza far uscire parola: “Alle sette…alle sette…”. Ma la moglie si avvicino ugualmente e gli disse: “Va bene, intanto vado incontro a Giselda…meglio…ci viene più appetito…”. Rocco arrivò alle sei e mezza. Quando Merenda lo vide gli andò incontro insieme al Capitano vestito in bianco con la fascia che li calzava un po’ larga e gli disse: “Bella Rocco, questo è Paolo Bracci il Capitano”. “Piacere Rocco Martini”. “Il piacere è mio Signor Martini. Claudio mi ha molto parlato di lei ed avevamo pensato, se le avrebbe fatto piacere, di coinvolgerla nella vita rionale. Nel frattempo se vorrà incontrarmi può venire a trovarmi in quell’immobiliare vicino la Benetton” ed indicò verso il comune. “Stavo giusto pensando di prendere casa qui, magari in affitto…” “A sua disposizione…”. La sede-museo era pronta da diversi giorni, c’era solo una novità. Proprio sulla porta dalla mattina c’era un telo bianco che copriva qualcosa messo la notte. Nessuno sapeva cosa era? Cuccitella la mattina vedendolo aveva detto “Che fate coprite le vorgogne?” Intanto la gente cominciava ad arrivare. Peppe, Elio, Meazza, Peppone e Mirella, Rosa e Grazia, il Turco per l’occasione direttamente da Capri, e poi Publio Terramoccia, Graziano e via via gli altri. Allo Sparkling avevano preparato gli spumantini e i vassoi con tramezzini e pastarelle. Alle sette in punto era tutto pronto. Il Capitano prese in mano la cordicella che teneva il telo e con uno strattone lo tiro giù. Apparve una serie di mattonnelle bianche a formare una striscia orizzontale in cui a lettere a colori alternati si leggeva : “Qui si entra nella zona d’ombra sotto l’ala della vittoria”. Ed in piccolo Giovanni Viti. Ad inizio e fine frase c’erano disegnati i due delfini con l’anfora in mezzo. E in basso la firma dell’autore dell’opera “Elio Loffredo Agosto 2004”. La folla esplose in un applauso spontaneo e a qualcuno incominciarono a brillare gli occhi. Intanto anche Dudù si era avvicinato alla folla. Finito l’applauso Paolo Bracci guardava nervoso Publio che era su una sedia e chitarra in mano, facendogli segno con la mano di partire che era il suo momento. Ma Publio si ammusonì e non partì. Merenda gli si avvicinò e nell’orecchio gli disse: “Vai Publio attacca…” “No!” ” Ma perché?” “Perché le mattonelle l’avete fatte fa a lui e no a me?” “E dai Publio, non fa il ragazzino, una cosa per uno, te canti e lui pittura…” “E va bene… ma le devo cantà tutte eh?” e attaccò: “Pilarella Pilarella la piu’ bella, sei la stella dello Scoglio tutto in fior, sbarazzina tu simpatica monella…”. Intanto la porta si aprì e apparvero delle affascinati hostess locali, chi in minigonna chi in pantaloni. La sede era a due piani e su un foglietto cerano tutte le informazioni. Ma fu Merenda che a Rocco disse:” Te vieni con me che ti faccio vedere tutto”. Sul muro le foto in bianconero di madrine anni ’50 , Nucci Cipollone che balla il geghegè alle Streghe, il turco che da le sanguzzate, Dudù che prepara il cardaro. E gli equipaggi. Al muro c’erano degli auricolari sotto i quali c’era scritto: “Intevista di Claudio Busonero a Mario il Motorista”. Claudio disse che aveva registrato quella cassetta anni prima e Mario raccontava tutte le emozioni e il suo grande amore per la Pilarella. Su un tavolo c’era un cilindro. “Questo e’ il cilindro dell’amantia!” Rocco era preso da tutte queste e con il frizzantino in mano ascoltava attento. Nell’uscire il suo sguardo fu preso da una pubblicazione. In copertina c’era scritto “Una rotonda sul mare: Storie dell’altro secolo”. Lo sfogliò e decise di aquistarlo. Uscì e si sedette ad una sedia dello sparkling. Si accese una sigaretta. Accanto a lui una signora anziana. Una faccia un po tailandese, le labbra truccate, gli occhiali. Gli fece: “Lei non e’ di qua!” ” No signora, sono di Roma” “Ah, di Roma. Io sono Giulia, una delle più anziane del Molo” “Piacere io sono Rocco. Rocco Martini”.”Mica mi offre una sigaretta?” “Volentieri signora, ma io fumo Gitanes” “Fa niente, io fumo di tutto” e continuò “Sapesse com’era la Pilarella prima, lei non se lo può nemmeno immaginare. Allora si che venivano i signori veri. Quelli come lei. Perché lei si vede che è un signore di classe. Io ero la proprietaria del Bar Giulia. A dir la verità il locale è ancora mio… pensi che prima quelli degli altri rioni mica venivano a passeggiare al Molo…provavano vergogna…noi si aveva tutta un altra classa…” Intanto arrivo una giovane signora, tutta tirata in tuta da ciclista. ” Ciao nonna …ti diverti eh”. E la baciò. “Lo vede che belle nipoti che ho, signor Rocco? Alessandra questo signore e’ di Roma…se le interessa una casa vadi all’immobiliare al Molo. “Rocco si alzò con gentilezza dando la mano alla giovane donna, e disse: ” Pensi è la seconda offerta che mi capita in due ore…”. Intanto sulla porta Publio non la intendeva di fermassi: “320 pitterri 60 gagavozzoli picchiolettati bianco rosso e blu’…”

-continua-