Publio Terramoccia – al 35 di Via del Molo

Severina mi fileava di for’a Giulia, facendo finta di fare la maglia; quando fui a tiro mi disse: “‘l mi’ Nino vòle la tu’ Zilia”. “Va bene” – risposi – “Se la prendesse pure” (ero naturalmente d’accordo con mia sorella). Fu così che lei si trovò un marito stupendo ed io un meraviglioso cognato. Ci siamo voluti sempre bene in tutti questi anni pieni di giorni felici. A lui piacevano le cose semplici e quando cantavo “Sei più bella di quando eri bella” guardava estasiato mia sorella.

Ma quando era il turno del “condiglione“, il “crepuscolo con le paranze” diventava il “cernuscolo con le paranze”. Mi piace ricordare queste piccole cose che ci rendevano felici e che, in fondo, ci allietavano la vita.

Chissà se un bel giorno ci ritroveremo tutti alla Vigna di Lardò per parlare di tutto, di niente, del ciondolo d’oro e pure di antiche leggende che il vento, al “cernuscolo”, sussurra al cuore di chi lo sa ascoltare…..

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