Storie dell’altro secolo: TUTTI IN FILA: RICORDI DI UN ALTRA EPOCA
L’arrivo nei giorni scorsi della nave “Palinuro”, mi ha riportato indietro di tantissimi anni, quando al molo il tempo scorreva lento e ogni novita’ diventava un piccolo avvenimento.
Negli anni Sessanta ad allietare le serate estive dei turisti e dei paesani piu’ acculturati c’era il Festival dell’Argentario al Siluripedio, ma avvenimenti altrettanto importanti, sebbene non si trovassero scritti nel cartellone, erano senza ombra di dubbio le visite alle navi militari che ormeggiavano al molo della Pilarella o alla fonda a piu’ o meno un miglio dalla punta del moletto.
Nei giorni precedenti avveniva un passaparola che coinvolgeva tutto il rione marinaro e farlo partire era il nostromo Capozzi che entrando nei quattro bar, Gaetano, Giulia, Chiodo e Centrale ad alta voce diceva: “Signori un attimo di attenzione. Domani arriveranno tre dragamine ed ormeggeranno al molo. Preghiamo i possessori delle macchine di non lasciarle di fronte al posto di ormeggio che sara’ segnalato da appositi segnali. Chi lo fara’ sara’ a loro rischio e pericolo e, oltre alla contravvenzione da parte nostra, rischiando anche danni alla vettura dovuti al lancio del sacchetto di ormeggio. Signori, Buona giornata!” Solitamente da Lina e Gaetano incontrava anche i due ormeggiatori, Zi Bubi e Fortunato, che usavano il locale anche come ufficio unendo l’utile al dilettevole, e ai quali dava le solite informazioni e ultime raccomandazioni.
L’arrivo delle navi era visto con entusiasmo dai ragazzini e dai turisti dell’epoca ma già a quelli della mia eta’ che eravamo in eta’ da militare, non importava nulla a meno che uno non fosse proprio appassionato alla materia.
Le dragamine classe legni: Agave, Edera, Pino, Platano, Cedro, Trifoglio Frassino e Castagno normalmente arrivavano tre alla volta in occasione delle regate veliche classe IOR e facevano pattugliamento al campo di regata tra Giglio, Giannutri e le Formiche.
Erano quelli gli unici giorni dell’anno che vedevamo Renzo Vongher passeggiare su e giù per il molo con l’immancabile macchina fotografica a tracolla in attesa, lui ufficiale di regata, di salire sulla barca di giuria. Solitamente le visite alle navi venivano organizzate dalle cinque alle sette e, nell’arco di quelle due ore, veniva a formarsi una lunga fila composta per lo piu’ da ragazzini al massimo di tredici anni mentre le femmine erano molte di meno ma di eta’ che arrivava anche ai diciassette anni. E poi i turisti che trovavano in quelle
visite uno svago alla solita routine mare, gelato e passeggiata. Per loro era come entrare in un mondo solitamente chiuso, distante dalla quotidianità della vita di ogni giorno e per i ragazzetti era soprattutto un assaggio di quello che gli avrebbe aspettato a distanza di qualche
anno. Erano pomeriggi semplici, eppure avevano il sapore della scoperta. Bastava montare su una passerella per sentirsi trasportati altrove, senza lasciare davvero il paese. In quelle ore imparavano, senza saperlo, che esistevano mondi diversi dal loro, fatti di mare, di regole, di viaggi e di attese. I ragazzini venivano da ogni parte del paese e dal loro comportamento sia in fila che a bordo si poteva capire la loro provenienza. Le ragazze erano sempre ben viste dai marinai ma,molto spesso, erano piccole in confronto ai loro venti anni ed allora si sprecavano le battute, se non le preghiere, ai giovani ragazzi dicendogli di tornare con la sorella ed in cambio avrebbero fatto un bel regalo ad entrambi. I marinai erano molto abili a fare i “macrame’”, specialmente rivestendo le bic con dei fili simil cotone scrivendoci sopra il nome della nave o della ragazza a cui era destinata e nei casi in cui si era creata una certa sintonia il nome di entrambi. La sera però veniva il momento di dare attenzione alla propria ragazza lasciata al paese ed allora lunghe file di marinai si formavano alle cabine telefoniche fuori alla Veleria, da Giulia e da Gaetano che aveva il telefono nella grotta dove il biliardino. Come oggi, anche allora il bar, che ancora non si chiamava il Grottino, era quello che aveva più successo con le navi militari, sia che fossero in banchina o alla fonda. Sara’ la posizione ma e’ stato sempre cosi’. Alla fine di quelle giornate Gaetano tornava a casa con il borsello pieno pieno stretto sotto il braccio ed un sorriso paragonabile solo a quello dopo un gol di Vinicio alla Juve. Quest’ultimo non lo batteva niente e nessuno.
L’ormeggio delle navi, che avveniva sempre di poppa, era il momento piu’ emozionante per il lancio dell’ heaving line a terra. Servivano sempre diversi tentativi prima di riuscire a farlo arrivare a terra, tutti accompagnati dagli ohhhhhhh esclamati dai curiosi in
banchina. Una volta colpirono Zi Bubi spaccandogli la fronte con susseguente bombone. In compenso il comando del dragamine gli fece recapitare a casa due bottiglie di vino pregiato direttamente dalla cambusa di bordo che, naturalmente, fu ben accetto.
Altro momento rilevante era l’alza e ammaina bandiera. Ricordo che la gente in strada si fermava e si mettevasull’ attenti proprio come faceva Nino di Genesio che era stato fino alla fine della seconda guerra mondiale un valente Ufficiale della Regia Marina. Abitava nel palazzo di famiglia a sinistra degli scaloni guardando il mare nel primo appartamento al primo piano e non si perdeva un alza e ammaina bandiera. A volte la mattina usciva sul balcone in pigiama con il cappello di ordinanza, la fascia blu e lo spadino. Era un uomo molto acculturato e sebbene fosse molto solitario quando ci parlavi si notava la grande padronanza, idee politiche a parte, che aveva su ogni argomento trattato.
Ricordo anche una volta, primi anni Settanta, che la fregata Cigno ormeggio’ davanti al palazzo di Castagnara. Era una nave di 103 metri per 12 di larghezza con un pescaggio di 3,8 metri. Già settimane
prima di farla ormeggiare diversi pezzi grossi arrivarono da Livorno per discutere sul da farsi. Era un caso eccezionale in quanto, solo di equipaggio, contava quasi 250 persone. Una volta, nel tardo pomeriggio, vedemmo apparire un sommergibile inglese che si fermò in rada. I marinai scesero in franchigia e la notte si presero una sbornia colossale che, per portarli a bordo, dovettero andarli a raccattare fuori i bar ormai chiusi. Certamente le visite alle navi ancorate in rada erano quelle più emozionanti anche per via del trasferimento che dovevi fare tramite lancia. Devo confessarvi che anche io me ne feci qualcuna. Erano soprattutto le navi americane a sostare in rada per via della grandezza che non gli permetteva l’attracco in porto. la loro visita e’ stata per generazioni un’esperienza unica. Il trasferimento era effettuato tramite le lance di bordo che usualmente ormeggiavano per imbarcare i visitatori davanti al palazzo di Genietto ed a volte veniva usata come rinforzo anche l’Ida di Ettore Fischio che si portava dietro anche il nipote, Gigetto il turco. Dalla banchina le navi sembravano enormi, immobili eppure cariche dell’idea di movimento. Indimenticabile il tragitto, il movimento della lancia, l’odore del mare mischiato dal ferro scaldato dal sole. Man mano che si avvicinavamo potevamo vedere meglio i particolari, lo scafo grigio, l’ancora tesa sul fondo sebbene si trovassimo a quasi due chilometri da terra e quando si arrivava sottobordo lo scalandrone che ci sembrava enorme trasmettendo un certo timore nel dover fare quel piccolo passo dalla lancia che si era affiancata con maestria sottobordo. Quando si era finalmente a bordo il paese sembrava lontanissimo e si faceva fatica a riconoscere la propria abitazione. Specialmente gli occhi dei poco piu’ che bambini erano pieni di curiosità e il loro passo accelerava senza che se ne accorgessero. Ad accogliere i visitatori erano i marinai altissimi, con una pelle color ebano che per molti era la prima volta che vedevano dal vivo. Ci aspettavano con un sorriso smagliante di trentadue denti di un bianco che non ho più rivisto in vita mia se non su un’altra persona del loro colore, ma allo stesso tempo mantenevano una rigidita’ e un’attenzione assoluta sui propri incarichi. C’erano poi i marinai che indicavano il percorso spiegando con poche parole, in inglese naturalmente, il funzionamento della nave e rispondendo alle domande a gesti dei bambini con grande pazienza. Dopo regalavano gli oggetti della vita di bordo come caramelle, le famose chewing gum da noi ribattezzate prontamente in cingomme e razioni alimentari, ma anche piccoli distintivi, spille e cappelli da marinaio. A volte anche pacchetti di sigarette, cioccolato e tavolette di caffe’ o zucchero fornite dalle razioni militari. Insomma si passava il tempo tra ponti di volo roventi, caccia a reazione e l’ospitabilita’ dei marinai che in qualche occasione, specialmente alle ragazze , offrivano i classici hot dog della mensa di bordo facendo scoprire il fascino della cultura di un mondo allora per noi lontanissimo. Una volta un giovanissimo Enzo il baio, avra’ avuto si e no quindici anni, ebbe la sfrontatezza di chiedere un hot dog. I marinai americani colpiti dalla sua simpatia gli dissero che gliene avrebbero dati quanti ne voleva. Ebbene se ne mangio’ quindici finendo tutto il vassoio. Come premio all’impresa un marinaio gli regalo’ un mazzo di carte. Ma non erano carte normali, bensì ogni carta raffigurante una coppia impegnata in tutte le fasi di un amplesso, partendo dall’incontro, passando per i preliminari, il durante, il culmine e per finire il bide’. Fu grazie a quelle carte che Enzo iniziò la sua carriera di erotomane che lo portò, da attore principale, nei più grandi bordelli del mondo. La nave americana in rada portava la ronda in paese, anzi le tre ronde. Una statunitense, una della Capitaneria e l’altra dell’ Aviazione. Vedere questi tre uomini marciare senza battere una ciglia, specialmente quelli di colore, non nascondo che metteva un senso di agitazione, un non so che di stato di guerra. Ricordo poi una volta in cui sostò alcuni giorni in rada l’incrociatore lanciamissili Caio Duilio. Anche quella volta furono ammessi i visitatori ed io andai con una ragazza di Roma che avevo appena conosciuto. Inutile dire che ci fu un’affluenza incredibile e tra tutti anche due ragazze del paese a cui piaceva fare questa esperienza. Niente di male ma stiamo parlando di sessant’anni fa, tutto unaltro mondo da oggi. Facendola corta alla ragazza che era con me scappo’ di andare al gabinetto e ci indicarono un bagno fuori al percorso della visita. Giunti sul posto capii di trovarci nella sala pranzo sottufficiali e vidi una delle due ragazze al tavolo con un marinaio mentre, non volendo, con la coda dell’occhio, feci appena in tempo a scorgere l’altra che entrava mano nella mano con un altro marinaio in una porta che non so dove portava. E lei vide me. Le ragazze credo non avessero ancora diciotto anni. Non so cosa successe dietro quella porta so solo che una volta saliti sulla lancia che doveva riportarci a terra lei che avra’ avuto quasi dieci anni meno di me ebbe la faccia di appoggiarsi l’indice della mano al naso come per dire non lo dire a nessuno. Ed io non l’ho mai detto a nessuno. Adesso quella ragazza è sposata, ha figli e una caterva di nipoti. E’ sempre bella, a volte ci si incontra ma non ci siamo mai parlati e sono contento che nel vedermi non ha mai cambiato strada o abbassato la testa. Negli anni Sessanta e Settanta bastava salire su una passerella per sentirsi lontani e partire davvero. Si guardavano le cabine, si sfioravano i corrimani lucidi, si avevano delle storie e si immaginavano paesi che sembravano enormemente lontani.
Marinai, donne e guai
Quando arriva l’equipaggio
Vanno tutti all’arrembaggio
I ragazzi e il cabaret
Marinai, donne e guai
E la ronda gira gira
Per poterli sorvegliare
Questi diavoli del mar…
Marinai, donne e guai (Domenico Modugno)
Ciao, una Rotonda sul Mare il nostro disco che suona.
