Terza pagina: Il caso Lattes

Siamo alla fine dell'estate, l'Autunno ormai alle porte e francamente parlare di Palio lo trovo molto difficile. Forse molto dipende dall'esito della regata di mezzagosto, per cui credo sia meglio per tutti riparlarne dalla prossima Primavera. Forse si potrebbe parlare del nuovo Consiglio rionale, che resta in carica per due ann, e guarda caso nel secondo anno ci saranno le amministrative comunali. Facce nuove, facce da slow food. Meglio parlare d'altro quindi, tanto vedrete che a parlare di queste cose ci penseranno altri personaggi.

I tanti giovani che seguono questo sito, probabilmente non sanno cosa sia, o meglio dire era, la terza pagina. La terza pagina era lo spazio storico che i quotidiani dedicavano alla cultura, e ha rappresentato uno spazio proficuo e importante per la crescita del paese. Ora noi non pretendiamo di essere ai livelli dei giornalisti e scrittori che scrivevano in quelle gloriose pagine, ma nel nostro piccolo proviamo a propogandare alcuni spazi culturali, siano questi letterari invece che musicali, teatrali invece che televisivi o radiofonici. Vogliamo iniziare con un libro uscito la scorsa estate e presentato alla Fortezza Spagnola durante il Festival dei Presidi o come si chiama quello organizzato dai radical chic locali.
Sto parlando del "Il caso Lattes" sottotitolo "Chi ha ucciso il Sindaco di Monte Argentario".
Autore, lo storico locale Gualtiero Della Monaca. Si tratta di un giallo storico in tutto e per tutto, quindi di un fatto realmente accaduto agli inizi del secolo scorso. Il libro descrive in modo brillante, senza annoiare mai, come era la Pilarella e precisamente lo Sconcione a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo, e se vogliamo anche il resto del paese. Le persone che frequentavano i luoghi, i bar, le scuole, il teatro, la farmacia, il comune con le amministrazioni e tanto altro ancora. Il tutto documentato da certificati e locandine dell'epoca.
Un libro di ben 350 pagine, ma che ti prende sin dalla prima, e lo leggi in un paio di sere e ti trova molto difficile separartene prima di averlo finito. Le date coincidono in modo reale con i fatti descritti nella maggior parte dei casi, anche se si capisce che l'autore ha dovuto lavorare molto con la fantasia nel ricostruire i molti dialoghi fra le parti.

Una cosa che non mi va l'ho comunque trovata, e mi stupisco che l'autore l'abbia fatta passare. Io l ho notata subito, e non potevo credere ai miei occhi mentre stavo leggendo. Si tratta della conversazione che troviamo da pagina 174 a pagina 179, tra il Dottor Cantieri e il pescatore Carmine Della Monaca, presente il figlio di quest'ultimo Ciccio, e il Commissario Ginanneschi. Intanto, per chi legge, l'autore è uno sbinnipote del pescatore in questione, Zi' Carminiello che effettivamente giunse a Porto Santo Stefano nel 1875, in quanto Zi' Rosina, la mamma di Zi' Oliva, era l'ultima figlia nata sotto le falde del Vesuvio ed era del 1870. L'ultimogenito, Augusto fu l unico a nascere all'Argentario. Da qui si evince che quando Zi' Carminiello giunse via mare a Porto santo Stefano aveva almeno 35 anni. Mi chiedo se sia possibile che un "napoletano" che passa i primi 35 anni della sua vita a Torre del Greco, sebbene siano passati 25 anni parli toscano o santostefanese che dir si voglia? Naaaa! Impossibile. E questo l'ho subito notato e devo dire sia l'unica nota stonata del libro. È come quando, lo scorso inverno, mi sono trovato davanti alla televisione a guardare il riadattamento di Filumena Martorano fatto da Massimo Ranieri in lingua italiana. Ma si puo' sentire parlare Filumena in milanese seppur con la voce della bravissima Mariangela Melato? Naaaaaa. Filumena deve parlare solo napoletano, come Titina, Pupella o Lina. Ci sono le prove che Zi' Carmieniello e Nonna Pazza parlavano napoletano fino a quando se ne sono andati. E come loro anche qualcuno dei loro figli. No Zi' Rosina e tantomeno Zi' Augusto che hanno sempre parlato santostefanese. Caro Gualtiero il tuo libro mi ha preso molto, ma Zi' Carminiello era meglio se lo facevi parlare cosi :

"Dottor Dottor ambress mie figlie Ciccio ha bisogn e' voi"
"na' tracin e' ha bucato a' mano"
"ppe' tramente stavam panneand e' reti , nu' operazion ca' facimme praticament tutte e' santi iuorni senza problem, ma si sa, quann o' diavolaccio ci mette a' coda nun ci song santi ca' tengan"
"Vai ai subito a casa toja e fatti curare ra mugliera toja Vicenza, pate intanto torna a bordo. Grazie Dottor Cantier"
"Carmin ra' Monaca fu santi, ppe servivve o' giovanott appena asciuto era mie fieglie Francesco ca' tutti qui chiaman Ciccio. Simme pescator e salator "
"ppe essere precis o' nostro cognomm original era Ra' Monica, ma quann ci simme trasferit qui ra' Torre ro' Greco, into 1875, int' e' registr cumunil e in chilli parrocchial e '' stato trascritt comm Ra' Monaca e ra allora cussi rimast"
"Figuratev, signor Commissario. Pittosto cereat e' arrestar l'assassino. O' signor sindac aveva particolarmente a core a' suorte e' nuje pescator"
"Dottor Cantier, rimman mandat' Corinn abbasso o' molo"
"Grazie Dottor. Stateme buono, Commissario".

A parte questa piccola, ma per me importante imprecisione, penso che "Il caso Lattes" di Gualtiero della Monaca sia un libro che dovrebbero leggere tutti. Sopratutto i pilarellai, sia quelli che sanno dei luoghi e persone descritti che chi non ne sa nulla.

Questo libro lo consiglio soprattutto a chi piace leggere Walter Scott, I promessi Sposi, Le ultime lettere di Jacopo Ortis, l'Ettore Fieramosa di Massimo d'Azeglio, i romanzi di Luigi Capranica e a chi trova che passare una mezzoretta a parlare con Domenico Roselli sia tutt'altro che una perdita di tempo.

Au revoir!

il Bianciardi