Ad ogni vittoria la sua estate: 1976

Pantaloni strettissimi, pullover nero lunghissimo, bionda coda di cavallo, le pupille verdi chicchi di uva, e quel sorriso ambiguo, fermo, quasi tirato, diretto a me. Dietro-front, la seguo fino in piazza e iniziò la nostra estate. Manuela di Modena fu la ragazza di quella stagione lontana. La notte andavamo al Pen Duik e quando tornavamo alla Strada del Sole si alzavamo che ormai erano l’una di pomeriggio.

Poi bagni di sole e di mare al Cauto o corse in moto verso qualche paesino sperduto della maremma. La sera qualche cenetta da Orlando, con Assunta che ci serviva personalmente la pirata, poi da Chiodo per il caffe e l’uovo al tegamino per lei, con Renato che ogni volta che andavamo a pagare si alzava per farle il baciamano. E quando dalle frequenze di Radio Maremma la voce sexy di Giuliana annunciava questa canzone pareva che la dedicasse proprio a noi:

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Ricordo che un giorno al barretto di Porto Ercole leggemmo che sarebbe venuto in Italia per un Tour una delle più grandi attrazioni musicali internazionali, conteso tra il patron del Festivalbar che lo voleva a tutti i costi per la finalissima di Settembre e Sergio Bernardini, che ovviamente lo desiderava al Bussoladomani. Vinse quest’ultimo che si aggiudicò ben tre serate. Ricordo Manuela entrare da Giulia e infilarsi nella cabina telefonica. Tornò che faceva salti di gioia. Aveva i due biglietti. Partimmo due settimane dopo in moto, direzione Versilia. Sul palco entrarono prima le Love Unlimited con la moglie in evidente stato di gravidanza e poi lui, come una diva capricciosa, con le dita piene di brillanti grossi come noci. Il lungo applauso si era appena spento, quando l’orchestra attacco questa canzone che ufficialmente aprì l’età della disco music:

Quell’anno Susanna Agnelli fece costruire i nuovi guzzi che furono consegnati soltanto il 13 di Agosto. Gli equipaggi si allenarono con i guzzi vecchi e usufruirono di un solo giorno per provare i nuovi. Mentre gli altri tre rioni provarono in piazza, noi andammo verso la Madonnella. A provare. Ma provare cosa?

Quell’anno l’equipaggio era composto da:

Timoniere: Schiano Enzo detto Fiammifero
Capovoga: Costanzo Emilio
Secondo reme: Fanciulli Michele detto Mignanello
Terzo reme: Benedetti Piero detto Marizzoccolo
Quarto reme: Fanciulli Giancarlo detto Zucchetta

In sfilata accanto al Capitano Pietro Bracci c’era il presidente Onorario, il Conte Martini, al secolo Malerba. Era una bellissima giornata di Mezzagosto. Io, Manuela e gli altri eravamo sugli scogli del Moletto. Quando i guzzi ci sfilarono davanti per la prima volta erano tutti allineati alla pari. Ad essere sinceri ad alcuni la Croce pareva leggermente avanti, tantochè i loro contradaioli cominciarono ad esultare. Ma alla prima girata il Fiammifero chiese a suo cognato Emilio di siare e il guzzo, come per magia fece una giravolta intorno al gavitello e si mettemmo alla via con almeno un colpo di guzzo di vantaggio. Vincemmo alla grande grazie a questa trovata e alla forza che indiscutibilmente c’era. La mattina del 16 c’erano più capannelli del solito sotto gli alberelli di Piazza e il Fiammifero potè incominciare il suo inimitabile show, mostrando personalmente ad ognuno dei presenti tutte e 9 le girate.

Quell’anno, dopo una breve parentesi di Sergio Nencini, il Bar Giulia passò a Gina e Alfeo, mentre la stessa Giulia andò definitivamente in pensione cedendo l’attività del tabacchino ad Ilvetta di Tonino Cappuccella. Ma per la verità comprare le sigarette diventò un avventura, perchè non c’era mai. Andava a chiacchera da Mariangela.

Un attività storica aprì. La pizzeria di Lapino, sbarcato due anni prima dal Laminatore. Forno a legna, pizza buonissima. Intanto ogni pomeriggio le mamme di Moreno e Marsilio li cambiavano con i bermuda blu e camicia bianca, e loro andavano fuori al bar Giulia ad aspettare che scendeva Diana Dei con i bassotti Poldo ed Arcibaldo. I due si guadagnavano il gelato portando i due cani a passeggio, ma passavano il tempo ai cannoni a farli bere per poi fare a gara su quello che pisciava di più.

” Ancora tu…ma non dovevamo vederci piu’…”. La batteria, il contrabbasso ecc., uscì a Marzo, ma in estate l’incipit del singolo fu il vero tormentone della stagione.

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A luglio con la Rari Nantes in serie C promozione fu inaugurata la Piscina del Campone.

Le discoteche che andavano per la maggiore erano a parte le Streghe, il King’s e il Pen Duik. Nel locale di cala Galera, all’aperto, era pieno di bella gente, romani e grossetani su tutti. Il principale era Brunero Galeotti e il primo cameriere era il baffo, che assomigliava a La Russa, quando ancora La Russa non sapevamo chi fosse. Poi c’era Nino e Nino, una alto e uno basso, ma uguali nell’essere…

Quell’anno ballavamo:

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Il Pen Duik, gestito da Malacarne di Orbetello, con Stringara come dee jay era più da pomicio. Quell’anno andavano due lenti da brivido:

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Un altro locale, unico nel genere, aprì in quegli anni. Si chiamava lo Spinnaker. Era in Via Mare. Era un american bar, frequentato da giovani e tardone. I locali erano Ballantino, il Conte Giacchetta, Macario, ma sopratutto Piero Sciugnia. Piero bella faccia da cingalese era uno che ci sapeva fare. Biondo con i capelli lisci. Carnagione chiara, non amava prendere il sole. Sempre pantaloni lunghi e camicia bianca con maglioncino celeste sulle spalle, anche a mezzogiorno d’agosto. Il locale qualche notte veniva fatto visita dai Pilombi in spedizione punitiva, venivano chiamati i carabinieri e il locale finiva mezzo distrutto.

Al Moletto non c’era più il juke box, forse unica spiaggia in Italia, perché a detta dei gestori faceva troppo casino. Ma iniziò l’era dei Leoni, guidati da Publietto.

Alla Caletta nel barcone sotto il ristorante Gerardo ci fece due vasche che riempì di Aragoste da servire a tavola ai clienti. Le aragoste diminuivano di giorno in giorno e finivano sui banchi di Sergio.

Sergio e Mario Accardi trasferirono le pescherie al Valle.

La sera dopo mangiato, mentre si preparavamo ad uscire, ascoltavamo Supersonic. Carlo Massarini e Paolo Giaccio ci presentavano le novità musicali, fra le quali due giovani eccentrici, sebbene in modo diverso:

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Il libro dell’ estate fu Porci con le ali.
Il film Rocki.
Per la prima volta si videro ai polsi gli orologi al quarzo.

Ma il vero cult dell’estate furono le palline clic clac. Quelle che si sbattevano. Rompevano polsi, nasi e sopratutto coglioni.

A luglio a Seveso il cielo si colorò di grigio e in aria si sentiva puzzo di gas.

A settembre morì Mao Tse Tung.

Svolta epocale nella scuola. Le lezioni riprenderanno il 15 Settembre e non il 1 Ottobre come fu fino all’anno prima. Addio partite 5 contro 5 sulla pista del Moletto, prima che tiravano in terra le barche.

Quell’estate finì. In Autunno andai a trovarla a Modena. Ma i tortelli non avevano il sapore della pirata di Assunta. Ma ancora oggi, qualche volta, mi sembra di vedere qualcosa che passa e sembra una bionda coda di cavallo oscillante, che svolta l’angolo di Giulia. La cerco… e mi pare sempre di camminare dietro qualcuno di cui sento ancora, vicini, i passi sopra queste pietre…

Il 14 Agosto la Hit parade era la seguente:

1 Non si può morire dentro, Gianni Bella
2 Europa, Santana
3 Linda bella Linda, Daniel S. Ensemble
4 Ramaya Afric, Simone
5 Dolce amore mio, Santo California
6 Fernando, Abba
7 Tu e così sia, Franco Simone
8 Resta cu mmè, Marcella Bella
9 Amore mio perdonami, Juli & Julie
10 Nuda, Mina

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Lennon-McCartney