Buio e luna piena: Mezzi parenti

Rubrica autogestita

Una cosa che mi colpisce nel mondo di oggi è la mancanza di conoscere le nostre origini. Sfido chiunque a chiedere a qualsiasi cinquantenne e giù di li, di farsi dire il proprio album geneologico. Se va bene potrà arrivare al nome e cognome dei nonni e molto spesso delle nonne non conosceranno il cognome di nascita. Tutto questo non è bello. Non è bello per niente, perché sapere da chi discendiamo aiuta spesso in un sacco di cose. Leggendo il libro del Manzoni ho visto che molte cose le so, altre le ho imparate. Praticamente ci troviamo di fronte ad una ragnatela o a un labirinto dove, gira e rigira ci si trova sempre al punto di partenza. Ma come si fa a dire “siamo pure mezziparenti”? Ma chi te l’ha detto? La tù mamma? Ma se avete in comune il bisnonno, io direi che non siete solo mezzi, ma parenti. E quando si dice “se non lo sai, quella persona è parente pure a me, non solo a lui”. Ebbene, ti sbagli anche li, perché quella persona è parente solo a te. A lui non è niente in fatto di sangue. Ha solo sposato la sorella della mamma. Mentre la sua mamma era la sorella del tuo bisnonno. Ma insomma, te le devo di io queste cose?

Altre puttanate:

Quando ho letto quel nick, Viti, la cosa mi ha subito puzzato. Perché? Non è che nel suo, ad oggi, unico messaggio ha scritto qualcosa di offensivo verso il rione o verso i gestori di questo sito. Niente di tutto questo, mi puzzava, perché un vero pilarellaio se voleva usare quel nome avrebbe scelto: Villa Viti oppure Su dal Viti o se proprio voleva identificarsi con il Grandissimo avrebbe optato per Il Viti. Mai solamente Viti. Non so chi sei, ma sicuramente non sei un Pilarellaio sei sicuramente un Vallaiolo. Quindi ho dato ordine alla redazione di cancellarti. Se non lo faranno io non scriverò più. Comunque siccome hai resistito per due settimane, potrai fare il consigliere del rione e partecipare alle riunioni del consiglio.

Gemelli diversi: Fiorella Mannoia (interprete) – Orsini Monica (sorella del marito della nipote di Giulia)

Ho sentito alcuni commenti al bar, me l’hanno chiesto anche i redattori. Il perché del titolo della rubrica. Ve lo spiego. Una sera ho incontrato a Fabio Canna. Come fa lui mi ha fermato “M’ha detto Publio che fino al 21 non c’è verso… non calma… ma il 21 è luna piena… li calamari co le mani li pigliamo…”. Quando si semo lasciati, rimuginavo su quello che mi ha detto e su quel luna piena… Ma solo luna piena non poteva andà… anche perché stinverno con tutti sti tempi cattivi… Allora “buio e luna piena”…

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Il modo di vivere il bar è cambiato. Fino a qualche anno fa entravi da Giulia all’una ed era voto. I primi clienti che si facevano il caffè e occupavano il tavolino per la partitella: il Giosy, cioccy, ekidna… Qualche banchiere che si faceva il tramezzino. Poi verso le tre fino alle sette il pienone. Giovani e anziani che giocavano a carte. Oggi all’ora di pranzo sembra di essere al ristorante. Gente in pausa di lavoro, paesani, studenti, vagabondi che si fanno un pasto completo. Dopo dalle tre il vuoto. Solo Rosy Bindi, Asso, che discutono su in quale via di Roma si trova il ristorante di Antonello Riva, l’Elefantino. Uno dice in Piazza Bologna, Asso dice che è impossibile perché lui in Piazza Bologna ci vive. Rosy che vuole intervenire ma non lo fanno parlà, Rossi che telefona alla Tim pè sapè la verità che alla fine non si saprà mai. Ma intanto si so fatte le sei ed è l’ora dell’ aperitivo… Comunque meglio sti teatrini invece di quando Rosy ci parla dello IOR, la banca Vaticana dove lui cià i bot e i cct.

Non so voi, ma io non ne posso più di vedere nei titoli e negli articoli dei giornali i nomi di persona al posto dei cognomi. Amanda, Raffaele, Olindo, Rosa, Chiara, Alberto, come se ognuno di loro fosse stato un amico di scrive o di chi legge, un parente, una persona di famiglia, un conoscente, qualcuno di cui è importante, determinante, fondamentale sapere il nome e non il cognome. Quando è il contrario. Tra poco passeranno a chiamare per nome i politici, Clemente, Giorgio, Silvio, senza cognome. E gli attori e i cantanti. Adelmo, Biagio seguendo l’ esempio di Vasco. Basta. La gente ha un nome e un cognome, e la gente che io non conosco non la chiamo per nome. E’ un ulteriore abbassamento della soglia dell’educazione.

La scorsa estate un volontario ha organizzato i festeggiamenti di Ferragosto. La comunità deve soltanto ringraziarlo perché quando una persona spende il suo tempo libero per il bene della comunità va solo ringraziato. Gli vorrei fare solo due appunti. Il primo è di poco conto, ma non lo scrivo anche perché effettivamente non c’entra nulla. Il secondo però lo devo dì. Ce l’ho qui dal 16 agosto a sera. Chi era presente alla premiazione del paliotto? Ebbene il signore nel farle ha più o meno commentatato così:
“terzo posto: al timone un figlio d’arte, di uno che fa parte della storia del palio… Palombo Giorgio…
Al secondo posto: capovoga…il capovoga… il mio capovogaaaaaa… Galatolo Angelo…
Vincitori: capovoga…(gli passa il microfono e il capovoga dice: Franco Russo)… poi secondo reme ecc.ecc.” Una sola parola: V E R G O G N A !

Il 14 agosto sono venuti a trovarmi una coppia di Roma. Lui è un mio collega. Dopo cena le mogli sono rimaste in terrazzo, io e lui siamo scesi in piazza. Appena sbucati dal portone, una bolgia. Una bolgia di ignoranza. Ormai la Madonna era rientrata in Chiesa, i bar zeppi, vallaioli gia briachi, il resto non da meno. Si siamo guardati e gli ho detto “Andamo a farsi una passeggiata”. Via mare, accetina, pescherie e intanto una musica si faceva sempre più forte. Ma gradevole: motocicletta 10hp…tutta cromata…è tua se dici siiii… Si semo guardati e senza parlare semo saliti. Era il barretto di Massimo. C’erano due che sonavano. Repertorio Battisti. Tutti i tavolini pieni. Gente sulle scale che portono in via lambardi. Ma tutto nella norma. Quasi tutti forestieri. Il casino era tutto nell’altra parte del paese. Quella parte che una volta, per la pace e la bellezza, era chiamata “i Parioli”. Oggi, ironia della sorte, se in una sera d’estate si vuole star bene bisogna andare li. Al valle. Anche perché tutti i vallaioli sono al Molo. Ai tavoli del bar, in calzoncini corti, infradito e carcagni spaccati. Ebbene il Rude ci ha arrangiato un altro tavolino, due birre a modo e abbiamo passato un paio d’ore piacevolissime. Mi ha detto che in agosto quasi tutte le sere c’è musica dal vivo, ed è sempre pieno. Basta poco, un po di ideee, e il paese tornerebbe a respirare.

Fiocco rosa alla Fortezza. Auguri a Sara, Gianni e ai nonni Luigina, Renzo, Silvia e Piero. Perche la bambina ha 4 nonni, non solo due da come si capisce leggendo fortezza.com. Tanto più che Silvietta è più Fortezzaiola di tutto il consiglio messo insieme. Avete trovato la ricetta per vince il palio, ma la classe è introvabile. O ci si nasce o si resta micchi.

Angolo della poesia:
Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E’ tuo
E’ mio
E’ stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

(Questo  amore di Jacques Prevert)

Divampa la lotta fra il consiglio uscente e quello attuale: Eravamo meglio noi… no, semo meglio noi…” Volete sapè la mia? Fate schifo tutti e due.

La frase:
“Dry Martini…aspetti…tre parti di Gordon; una di Vodka; mezza di Kina Lillet. Shakerato con ghiaccio, e poi aggiunga una sottile scorza di limone…” (James Bond in Casino Royale)

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kaira

nanni