Storie dell’altro secolo: Il barometro

Quando lo scorso ottobre alcuni rappresentanti di Pilarella.com mi chiesero se potevano pubblicare sul rinnovato sito le mie vecchie storie e magari avessi intenzione di scriverne altre, chiesi un po’ di tempo per decidere. Il tutto perché nel rinnovo del consiglio erano accadute cose che non mi piacevano molto, ma questo sarebbe stato poco perché anche nel vecchio non è che erano tutti senza macchia o senza paura.

Nel tempo che ci pensavo Claudio mi disse che avevano intenzione di aprire un loro sito, una continuazione di quello che avevamo lasciato, stavolta però solo per noi. Per un attimo ho pensato a come sarebbe “più bella” la Pilarella con soli Pilarellai. In fondo come era una volta. Ora alla Pilarella ci sono pochissimi Pilarellai e innumerevoli “facce gialle”. Almeno un piccolo spazio, solo per noi, lasciamocelo. Seppur virtuale…..

In questo periodo in cui siamo stati un Caro Amico ci ha lasciato. Un “figlio del Molo” dove nacque nel 1925 da Carlo Schiano e Gina detta di Pela Pela. Furono loro a dargli, unico fra i tanti nipoti, il nome del nonno: Salvatore “Tore” Cacaceci. Statura, allora, nella media, ma muscoli guizzanti. Capelli lisci neri e occhi di taglio orientale, Toretto da piccino passava più tempo a mare che all’asciutto. Nel dopoguerra fu uno dei grandi vogatori della prima Rari Nantes fondata dal suo carissimo amico Enrico Zolesi. Arrivò anche terzo ai Campionati Italiani nei 100 Stile Libero, battuto da Carlo Pederzoli, in seguito Bud Spencer. Stile perfetto Toretto, era un tipo molto amichevole, e sempre in quel periodo insieme agli amici, tra cui Eugenio Busonero formò il gruppo del Mom, in contrapposizione al Circolo Culturale più impegnato del Prurito. Per chi non lo sapesse il “momme” era una polvere che veniva usata proprio per combattere quel gratta gratta comunissimo appena usciti dalla guerra. Nel 1953 si sposò con una bellissima ragazza da cui ebbe tre figlie. Esperto motorista, sui pescherecci di famiglia, ancora giovane intraprese la carriera di Ufficiale di Macchina sulla Navigazione Toscana. Il più delle volte sulla linea Porto Santo Stefano-Isola del Giglio. Toretto nella quindicina di lavoro quando sostava a Porto Santo stefano andava a casa dalla famiglia, nella sosta pomeridiana sull’ isola; una volta esplicati i lavori di bordo se ne andava a fare una nuotatella. Ma era nella sue due settimane di riposo che non si perdeva un bagno. Forse se proprio dobbiamo essere pignoli in inverno si fermava si e no un mese. Per questo per noi Pilarellai, specialmente per le donne, era diventato una specie di barometro. Come ben saprete negli anni ’60-’70 erano tanti i giovani che navigavano alla malafora. La nostalgia di casa era tanta, non c’erano i telefonini, e se il Marconista ti voleva bene al massimo telefonavi una volta alla settimana. Se eri fidanzato è logico la precedenza la davi a lei e alla fine le dicevi: “Di alla mi mamma che sto bene”. Ma la conversazione ve la potete immaginare: “Mi manchi…ma te che fai esci?…quando vengo lo vedi te…”. Ma quando telefonavi alla mamma , allora si che ti veniva la nostalgia. Nostalgia del paese. E lei, con più fantasia della fidanzata, riusciva a farti sentire a casa. Ti diceva cose, per le quali ti sembrava di esse li. Fori da Chiodo. O al Moletto. Magari, era dicembre, e con la voce rotta dall’emozione chiedevi : “Mà, com’ e’ il tempo…” e lei : “C’e’ una calma che mette paura. Sembra Estate. Pensa che Toretto ha fatto il bagno…” Viceversa, magari era luglio e alla solita domanda rispondeva: “Quest’anno l’estate non la vole fa…oggi c’è una ponentata che monta alla Cantoniera…pensa un po’ che manco Toretto ha fatto il bagno!…” Ecco, come la Marianna di Mazzacane era l’orologio per i Pilarellai, Toretto era il barometro. Un giorno, molto lontano, glielo raccontai e la cosa gli piaceva, rideva con il suo modo di ridere un po’ silenzioso, di testa più che di bocca. Per questo la racconto. Toretto ce lo ricorderemo per sempre, camminare a passo svelto sulla banchina con addosso solo un paio di speedo e gli zoccoli, con in mano un sacchetto di plastica con dentro gli occhialetti, i tappi per le orecchie, un asciugamano piccolo, quasi da bidè, e una bottiglia riempita di acqua ai cannoni con cui si faceva la doccia una volta uscito dall’ acqua. Lasciava la roba al murello del Moletto e mentre parlava con gli abitueè faceva dieci minuti boni di stiramenti. E poi nel suo habitat naturale: il mare, per nuotare fino alla riccia e ritorno. Poi il ritorno a casa, senza prima essersi dato una sciaquata ai piedi alle scalette. Toretto è stato un grande del ‘900, un amante dello sport. Per lui tutto era sport, pure spingere le carrozzine dei nipotini. Nipotini che amava immensamente.

Tutti in piedi.

“Aveva appena finito di nuotare e ora respirava profondamente come se volesse mandare giù nei polmoni tutte le componenti di quel momento, il colore del sole e l’intensita’ del suo piacere, sembrava che tutte venissero aspirate dentro il suo petto” (The Swimmer – John Cheere)

ciao

Una rotonda sul mare il nostro disco che suona