Ad ogni vittoria la sua estate: 1937

Affezionati lettori di Pilarella.com, parlare della stagione estiva a Porto Santo Stefano significa principalmente parlare di Palio Marinaro, ma anche di mare, di sole, di divertimenti, barche, turisti e canzoni. Ed è di tutto questo che vorremmo parlare in questa rubrica che iniziamo oggi.

Raccontare le estati delle vittorie pilarellaie. Dalla prima, nel lontano 1937 all’ ultima, del “lontano” 1998, con la speranza di fare un’ edizione straordinaria subito dopo Ferragosto. Parleremo di palio, ma anche di come eravamo alla Pilarella, in paese, in Italia. Saranno 15 puntate, alcuni anni, appartenendo allo stesso ciclo, saranno trattati insieme. Due note sugli autori. Siamo due amici un po’ “particolari”, perché ci dividono ben 27 anni di età. Potremmo essere padre e figlio, zio e nipote. Mai fratelli. Un giorno ci siamo trovati ed abbiamo detto: “Perché non facciamo…”. Speriamo che vi piaccia, e se si, sopratutto i più giovani le facciano leggere ai genitori, ai nonni, carpiscano loro qualche commento, se lo avranno, e perché no, riportarlo a commento alla puntata. Il nome con cui ci firmiamo lo abbiamo scelto perché entrambi siamo dei fan dei Beatles e i fatti che riportiamo sono accaduti realmente, ma anche se li raccontiamo in prima persona per comodità non sempre sono accaduti a noi. Naturalmente negli anni più lontani le testimonianze sono state più difficili da raccogliere, per poi essere sempre più dettagliate andando avanti. Ora vi auguriamo buon divertimento sperando di avervi fatto cosa gradita.

L’ anno 1937 inizia e non inizia. Mussolini ha infatti abolito la cerimonia del Capodanno, perché non aveva più senso da quando l’anno fascista cominciava dal giorno della marcia su Roma. Storace redarguisce con le sue disposizioni coloro che “stupidamente continuano a considerare la fine dell’anno il 31 dicembre e non quello del 28 ottobre…”

Quell’anno iniziò il Palio Marinaro dell’Argentario. I quattro equipaggi nominati dietro i quattro rioni erano Croce, Pilarella, Fortezza e Valle. I guzzi presi in prestito dai pescatori venivano portati al largo da i pescherecci. Apprositivamente 3000 metri fuori dal paese. E li fu dato il via. La gara fu entusiasmante con un testa a testa fra Pilarella e Croce, con il nostro successo a seguito di un poderoso serra finale. L’equipaggio era composta dal timoniere Aristide Palombo e dai vogatori Zevio Dubbiosi, Domizio Sclano, Dimas Costaglione detto il Ciolo e Giovanni Ballini. Quest’anno si festeggerà il Cinquantenario delle 4 vittorie di fila, ma sarebbe altresì bello ed importante ricordare, magari nella stessa festa, anche questi cinque “pionieri” della manifestazione.

Da quell’estate fu eliminato il Lei . E’ obbligo dare del Voi. E’ proibita la stretta di mano. Non è considerata virile e poco igienica.

Al Bar Giulia furono messe delle sputacchiere per impedire ai clienti di sgracchiare per terra. Non bastò.

Parlare di tormentoni estivi in quegli anni è difficile. Non è come oggi che una canzone si brucia in un mese. Allora i successi duravano tre o quattro anni. Ricordo che quell’anno venne vietata la canzone “Faccetta nera” in difesa della Razza, perchè parlava di bellezze abbissine.

Quell’ estate la radio trasmetteva “Crapa Pelada” un divertente ritornello del Maestro Gorni Kramer, Chitarra romana, Non ti scordar di me, La porti un bacione a Firenze.

Ai bagnetti dello Stella Maris le sere si ballava. Principalmente i forestieri dell’Hotel Miramare, ma anche degli indigeni raccomandati. Ricordo i miei genitori che uscivano senza cenare, andavano a ballare. Una notte d’estate, non ricordo se quella estate, verso le dieci io e mio fratello siamo andati a spiarli da sopra la grossa ficaia. Ricordo mio padre e mia madre che ballavano stretti stretti. Vestiti di bianco, con la faccia contro la faccia. Come erano belli… Stavano ballando “Vieni c’e’ una strada nel bosco…” Mia madre fa: “Dobbiamo andare” Lui risponde: “Non ancora! Voglio ballare Maramao!”

Maramao perché sei morto?
Pane e vin non ti mancava,
l’insalata era nell’orto,
e una casa avevi tu.

Le micine innamorate
fanno ancora per te le fusa,
ma la porta è sempre chiusa
e tu non rispondi più

Maramao…Maramao…
fanno i mici in coro
Maramao…Maramao…
mao, mao, mao, mao, mao,

Maramao perché sei morto,
pane e vin non ti mancava,
l’insalata era nell’ orto,
e una casa avevi tu.

A settembre Mussolini andò in visita di Hitler e rimase affascinato dalla potenza dell’esercito teutonico. Il Duce parla in tedesco davanti a 1 milione di berlinesi. Ancora nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto.

Lennon-McCartney