Un amore impossibile by Giorgio Severi (10ª puntata)

La traversata con la barca durò mezz’ora. C’era un via vari di piccoli e grandi natanti tutti diretti verso ponente. Rocco due giorni prima aveva già visto quell’alternarsi di insenature, ma la luce della mattina rendeva il panorama ancora più affascinante. “Ma guarda che imbecille sto stupido. Manca poco che mi piglia. IDIOTAAAAA” Giuntino s’incavolo quando un gommone passò sfrecciando accanto a loro. “Qui più andamo avanti è peggio è”, esclamò un amico di loro sdraiato sulla prua. più che prendere il sole sembrava che dormisse. La sera prima aveva fatto le cinque alle Streghe, la discoteca sulla panoramica, e quale miglior occasione per farsi una dormitina. Si chiamava Roberto, ma tutti l’apostrofavano come Robertino. “Ma te Rocco sei di Roma Roma o di Roma dintorni? No, perchè se sei pariolino o viterbese come quelli li ti sbarcamo alla Cacciarella?” “No, stò in Via Pineta Sacchetti” ribattè Rocco. “Eh, ma ci stai zitto, troiaio….. Semo arrivati”. Centinaia di barche erano in rada a Cala Grande. Gonfiarono due meterassini, ci misero sopra qualche asciugamano, uno zaino e si buttarono a mare. Arrivarono ad una spiaggetta. Si stava bene. Non era una giornata afosa, vento zero, ma si stava che era un incanto. Monica aveva un viso un po spento. Forse la stanchezza per la notte brava del giorno prima, forse il viaggio non ancora smaltito con il treno, o forse qualcos’altro. Eh si, forse qualcos’altro. Il dubbio di dovere decidere. Se la scelta presa tempo prima fosse giusta o meno. Dare retta al proprio cuore o ascoltare la testa. Farsi trascinare dalla passione e dai sentimenti o ragionare e ponderare sulle situazioni. Non era più una bimbetta e lo sapeva, ma era pur vero che dover dire di si per sempre ad una persona che in quel momento non era con lui, di cui non sentiva la mancanza, non era poi così normale. Rocco aveva qualcosa in più. Più che altro riusciva a trasmetterli qualcosa di più. Ma c’erano troppi anni di differenza tra loro due e poi lui con i suoi problemi, la moglie, i figli. Un casino. “Se alle Streghe mi rifanno ancora il pezzo che m’hanno fatto ieri, piglio un secchio di vernice e quell’ombrelloni ce li fo diventà verde persiana”, Robertino dixit. “Ma che è sempre così incazzato?” domandò Rocco a Giuntino sotto voce. “Pure peggio. No, è che ieri c’hanno fatto storie al banco del bar. A tutti hanno dato la bevuta in un bicchieretto di plastica, nemmeno Pannaro ai tempi d’oro”. Rocco amava quel loro modo di parlare e di farsi intendere. Avrebbe tanto voluto aver trascorso l’infanzia in quel posto. Ed invece Ostia mare e Santa Marinella. La giornata filò liscia come l’olio. Dopo due panini al sacco arrivò una partitella a carte, poi una dormitina sul bagnasciuga, quindi il ritorno sulla barca. Monica continuava a essere persa nei suoi pensieri. Non aveva parlato molto durante la giornata. “Rocco, ti devo parlare. Facciamo domani mattina, perchè oggi sono molto stanca e preferisco riposare”. Arrivarono sul Molo. Scesero e salutarono la compagnia. “Se la vedemo da Giulia in serata. Ok?”

-continua-