sabato, Marzo 2, 2024
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Storie dell’altro secolo: L’altra metà del mito

Nella mitologia greca si rammenta che Zeus si innamorò di Leda, la bella moglie del Re Tindaro, e dopo essersi trasformato in un elegante cigno bianco si unì a lei facendole fare due uova. Da una di queste uova, vicino a Sparta, nacquero i gemelli Polluce ed Elena e dall’altra Castore e Clitennestra. Questi ultimi pare fossero di Tindaro che, inconsapevolmente, si accoppiò con Leda dopo che lei aveva appena fatto l’amore con Zeus. Per questo motivo Polluce, figlio del Dio, era immortale a differenza del fratello umano. I due giovani, crescendo, diventarono degli eroi forti e pieni di coraggio. Polluce era un invincible guerriero mentre Castore divenne un fortissimo pugile. Castore e Polluce erano inseparabili ed ogni decisione la prendevano insieme senza mai litigare.

Una delle diverse versioni del mito racconta che i due furono invitati alle nozze delle figlie di Leucippo e, per chi sa quale ragione, rapirono le ragazze. Da quell’istante scoppio una grande rissa nella quale Castore venne ucciso e spedito negli inferi. Polluce, ferito, fu portato in cielo da Zeus e, non volendosi separare dal fratello, chiese al padre di affrancarlo dall’immortalita’ per rimanere con Castore. Commosso, Zeus permise loro di stare insieme, un giorno negli inferi e un giorno tra gli dei, come premio per tanto amore fraterno, portò tutti e due nei cieli e accendendo due stelle formò la costellazione di Gemini.

Nel caso di Carlo e Peppe Loffredo credo non ci sia alcun dubbio che l’immortale sia stato Carlo. A farcelo diventare è stato il destino che se l’è portato via nel pieno della giovinezza con tutta la vita davanti e si sa che gli eroi, da sempre, sono giovani e belli. Basti pensare a Jim Morrison, Kurt Cobain, Gigi Meroni, James Dean e Rino Gaetano. La scomparsa di Carlo ha come strappato una parte di Peppe. Era come se, di una sola persona ne fosse rimasta solo metà.

Uno dei segni che l’estate era iniziata era quando, una mattina arrivando assonnati al moletto vedevamo il groppone di Peppe con la testa nel vano motore dell’Artemia ad armeggiare tra filtri e pistoni. Era un mattiniero. Con la sua inseparabile bicicletta andava al mercatino dove Mirte gli aveva preparato una pomodora, un cetriolo e un un po di bicocche. Dietro di lei sua zia Eleonora, anziana ma sempre bella e vestita di nero, lo salutava lanciandogli un bacio. Poi passava da Roselli a comprare una galletta. Il pranzo era organizzato. La barca era la sua grande passione, la manutenzione giornaliera quando poteva la faceva da solo, quando era troppo per lui chiamava Elio a dargli una mano.
Poi verso mezzogiorno se non usciva si faceva una chiaccherata al murello del blocco con gli amici dell’estate come Aldo scannagatti, Gigetto, Antonio il fioraio, la messicana, il bianchino e la genovesa. Il più delle volte usciva portando con sè parenti, amici di lunga data ma anche occasionali ai quali offriva un paio di ore in barca a fare il bagno nelle belle cale dell’Argentario. Al ritorno, nel pomeriggio, dopo aver sistemato la barca si regalava l’unico vizio della giornata: un gelatino da Chiodo. Nella vita lavorativa è stato un grande comandante di rimorchiatori e supply vessel con la Saipem. La sua abilità nel manovrare era riconosciuta sia nel Mediterraneo che in tutto il mare del nord.

Non mi va di parlare di Pilarella, Croce o Valle, è già stato detto tutto e si continuerà a tramandare tra generazione e generazione le gesta di quell’incredibile equipaggio che dominò nella seconda metà degli anni cinquanta vincendo cinque palii su sei. Loro due si scambiavano sempre le posizioni. Potevano vogare a tutti i remi con unica condizione: dovevano essere sempre attaccati uno all’altro proprio come quando erano usciti dalla loro mamma. Primo e secondo, secondo e terzo, terzo e quarto. Non esisteva che poteva esserci un altro tra di loro a dividerli.

Forse proprio oggi, con la scomparsa di Peppe noi Pilarellai potremo farci una ragione di cio che accadde sessanta anni fa. I due sono tornati ad essere un corpo unico e da stasera quando alzeremo gli occhi al cielo da qualche parte vedremo due nuove stelle, una accanto all’altra. Le avrà accese ZI Lello.

Siamo stati naviganti
Con l’acqua alla gola
E in tutto questo bell’ andare
Quello che ci consola
E che siamo stati lontano
E siamo stati anche bene
E siamo stati vicini
E siamo stati insieme
( Naviganti-Ivano Fossati )

Ciao,

una rotonda sul mare il nostro disco che suona…