martedì, Giugno 18, 2024
Ad ogni vittoria la sua estate

Ad ogni vittora la sua estate: 1964

Dalla fine della guerra mai un evento cultural-popolare, eccetto il Palio Marinaro, aveva attirato così tante persone. Quella notte di Luglio l’Arena del Siluripedio era gremita in ogni suo ordine di posto, ma anche la strada che va dalla Caletta al Maialetto era colma di persone. Intanto i giovani ribelli, quelli che non volevano pagare il biglietto, erano arrampicati sui pini di Villa Baschieri, complice un quanto mai addolcito Zi Rapa, “comprato” con una bottiglia di vinaccio trovata chissadove.

Decine di persone, armate di binocoli portati dai loro cari da qualche imbarco, cercavano di vedere qualcosa dal murello della Panoramica, mentre il mare sottostante era pieno di barchette a remi zeppe di cristiani che non volevano perdersi l’ evento dell’ estate. L’attesa fu lunga, ed ogni tanto qualche fischio rompeva il silenzio, ma all’improvviso si spensero le luci e da dietro il separè uscì un giovane dinoccolato e la sua band. Fu a quel punto che dai pini si sentì chiara la voce di Nucci, che in compagnia di Amerigo Malizia, gridò: “Facci vedè la Mori!”. Il giovane si fermò di botto, e girandosi si voltò verso i pini, e fece cenno alla voce, per lui misteriosa, di venir giù. “Ahù Peppe !” fu la risposta. Per fortuna la band venne in aiuto, ed incominciò a suonare:

Pregherò
per te
che hai la notte nel cuor
e se tu lo vorrai
Crederai.

Io lo so perchè
tu la fede non hai
ma se tu lo vorrai
Crederai.

Non devi odiare il sole
perché tu non puoi vederlo,
ma c’è
ora splende su di noi,
su di noi.

Dal castello del silenzio
egli vede anche te
e gia’ sento
che anche tu lo vedrai.

Egli sa
che lo vedrai.
Egli sa che lo vedrai
solo con gli occhi miei
ed il mondo
la sua fede riavrà.

Io t’amo, t’amo, t’amo,
o-o-oh!
questo è il primo segno
che da’
la tua fede nel Signor
nel Signor, nel Signor.

La fede è il più bel dono
che il Signore ci dà
per vedere lui
e allor:
tu vedrai,
tu vedrai,
tu vedrai,
tu vedraiiiiii.

Due giorni dopo, Adriano Celentano e Claudia Mori si sarebbero sposati, in gran segreto, alle tre di mattina a Grosseto.

Il Festival dell’Argentario, invenzione dell’allora sindaco Professor Ettore Zolesi, era ormai diventato una manifestazione conosciuta a livello nazionale e tutti i quotidiani ne pubblicavano giornalmente il cartellone.

Il Molo nelle sere degli spettacoli era una passerella di Cavalieri in smoking e dame che, a seconda della temperatura, facevano sfoggia o di scialli o di ventagli.

Intanto sulla banchina gli ultimi pescherecci lasciavano posto ai sempre numerosi panfili. Gli ormeggiatori erano Zi Bubi e Fortunato il babbo del nostro grandissimo capovoga. I due avevano l’abitudine di aspettare le imbarcazioni seduti o all’ombra degli Scaloni o ai tavoli di Gaetano. Erano pagati con delle mance non richieste per la timidezza, ma ben accette, e se erano generose non mancava mai un gelatino per i bimbetti che giocavano sul marciapiede.

Nel nuovo Palazzo di Giulia, quell’anno terminato, andò ad abitare la stessa proprietaria del Bar con il marito Andrea e accanto a lei completava il lato destro del primo piano il cognato Brunelli con le figlie e il figlio Pio, che intanto aveva incominciato a navigare. Dall’altro lato stava il maestro Ivo Baffigi, ormai in pensione , che passava il tempo a dare ripetizione di musica. Al piano di sopra un altro maestro, Coccoluto, e Antognetta che, venduto un appartamento al primo piano del 35, ne comprò due in quello di Giulia. Uno per se e uno per la figlia Anna che ci andò ad abitare con il marito Mario e la figlia Antonella e con Moreno in arrivo. All’ultimo piano un appartamento lo comprò Nino Castagnara, in attesa di trovare moglie, a Nedde comprò quello con gli oblò. L’attico lo prese Diana Dei, la vedova di Mario Riva, che d’estate lo abitava con il figlio Antonello e i due talponi. Accanto a Giulia, lato piazza, aprì la bottega di Elda, punto d’incontro di tutte le Pilarellaie. Ad aiutarla c’era il marito Domenico Gennaioli, rinomato chef del promontorio. Caratteristico il momento in cui Nedde,c ome in un qualsiasi vicolo napoletano, calava dall’ultimo piano la sporta della spesa, e Elda la riempiva con tutte le cose, magari una soltanto, richieste via telefono. All’altro lato del Bar Giulia apri un negozio che avrebbe fatto epoca,: “La boutique Mariangela”, ma di questo avremo modo di parlarne più avanti.

Quell’anno l’equipaggio che difese i nostri colori era composto da:

Timoniere: Minutolo primo detto il Macellaio
Capovoga : Castriconi Salvatore
2 reme : Bocchia Mario
3 reme : Bocchia Franco detto di Felicina
4 reme : Galatolo Luigi detto Lalli o Zanna

Le condizioni meteo, furono pessime per tutto il giorno, tant’è che si decide anche di ritardare la partenza, ma poi si gareggiò ugualmente sotto una violenta maestralata. I quattro battelli sembravano dei gusci di noce, come la barchetta di Geppetto alla ricerca di Pinocchio nella pancia della balena. Il nostro equipaggio, giovane e forte, ebbe la meglio e quella fu l’ottava vittoria in undici anni, ed il palio seguente avremmo gareggiato per la terza volta negli ultimi sette anni per aggiudicarsi la Coppa d’Oro.

Nel jou box del Moletto quell’estate si ascoltavano ancora le canzoni del Festival, quell’anno vinto dalla Cinquetti con Non ho l’età, ma che fu dominato dalla Lacrima sul viso di Bobby Solo. Altri successi furono Quando vedrai la mia ragazza di Gene Pitney e La notte è fatta per amar di Neil Sedaka. Ma il vero motivo va registrato nella prima volta in classifica dei Beatles con Twist and Shout e con:

Last night I said these words to my girl
I know you never even try girl.
Come on, come on, com on,
Please please me, oh yeh,
Like I please you
please me
Like I please you
Please me
Like I please you
Like I please you.

Intanto quelli erano gli ultimi giorni del postale al Molo. Da li a poco si sarebbe trasferito al Valle. Addio Gigliesi, addio boa, addio Ballantino, addio alla caratteristica falcata di Aldo il postino piegato dal sacco portato sulle spalle, addio alla caratteristica parlata di Ettore Sigaretta che andava a vendere le sardelle sull’isola. Da quell’estate ci sarebbe mancato qualcosa.

Alle Streghe ballavamo il Surf della Pavone con Datemi un martello e di Chaterine Spack con L’esercito del surf

A proposito di Rita Pavone, quelli erano i suoi anni. Ricordo che in Via dei Tonni ci stava una ragazzina che ci andava matta, e facevamo delle festicciole in casa sua tutti intorno al giradischi che trasmettevano le sue canzonI, con i muri della cameretta ricoperti di poster di Giamburrasca omaggio di Big, Ciao Amici o Qui Giovani.

A me piacevano quei due piccoli negozietti in miniatura con le porticine in legno. Sembravano i negozietti di Barbie, che al tempo non sapevamo nemmeno chi fosse. In uno Pietro l’Arrotino vendeva il latte a coppini, nell’altro Anna e Gianna, le magliaie, facevano e sfacevano i lavori.

Ricordo poi con piacere le morette e i primi zoom da Gaetano, e quei biglietti infilati nei buchi con i quali si vincevano troiai di vario genere.

Un giorno Pietro incominciò a vende i gelati e scoppio’ la rivoluzione.

Un pomeriggio verso le sei una Rolls Royce con autista sfilò per il Molo. Tutti a guardarla a bocca aperta, fino a quando si fermò all’ altezza della pescheria del Moro. Scesero Charlie e Geraldiene Chaplin che comprarono del pesce da Sergio.

Pier Paolo Pasolini presenta a Venezia il Vangelo secondo Matteo. Sergio Leone inizia la serie di western all’italiana.

La trasmissione televisiva dell’anno è “Specchio segreto” di Nanny Loy.

Il 15 Agosto la classifica dei 45 giri è la seguente:

1 In ginocchio da te – Gianni Morandi
2 Il problema più importante – Celentano
3 Cin Cin – Richard Anthony
4 Sei diventata nera – Marcellos Ferials
5 Amore scusami – John Foster
6 Con te sulla spiaggia – Nico Fidenco
7 E’ l’uomo per me – Mina
8 Scrivi – Rita Pavone
9 Quelli che hanno un cuor – Petula Clark
10 Ti ringrazio perché – Michele

Cin cin
salute a te
Cin cin
ti saprò scordar
Quando hai detto che vuoi partir
mi son dato al wisky
Cin cin
ci bevo sopra cin cin
uo yeah

Cin cin
al nostro amor
Cin cin
all’amore che va
Io mi voglio ubriacar
per cercar di dimenticar
cin cin 
alla salute
uo yeah.

Per correttezza dobbiamo dirVi che Pilarella.com, nella persona della Bionda, ci aveva contattato se volevamo continuare con loro la nostra serie. Abbiamo ringraziato, ma dopo essere venuti a conoscenza della costruzione di questo nuovo sito rivolto principalmente ai Pilarellai abbiamo preferito essere fedeli al nostro vecchio Editore. E poi come si dice: “Chi lascia la vecchia via…”

Lennon-McCartney