Un amore impossibile by Giorgio Severi (8ª puntata)

Era affascinante, nel pieno della sua bellezza. Un abbraccio lungo così non capita spesso. Rocco non fece in tempo a dire “a” che lei lo prese subito mano nella mano. Attraversarono la strada, fecero un pezzo di piazza, scesero gli scaloni e si misero a sedere sul bordo della caratteristica fontana. I loro occhi già trasmettevano tutti i loro sentimenti. Quelli di Rocco, circondati dalle rughe, di un uomo navigato e passionale. Anche in quel frangente lo sguardo assomigliava più a quello di un ragazzo, dei primi amori a Torvaianica. Lei, Monica, non nascondeva paura e dubbi. Quel matrimonio di ottobre l’avrebbe cambiata per sempre, un unione che doveva farsi perchè così era stato deciso, ma il cuore non pulsava più come quattro anni prima. Una volta solo la presenza di Anselmo aumentava il suo battito cardiaco, le guange diventavano rosse, la pelle d’oca su tutto il suo corpo. L’amore con la a maiuscola. dove era finito? Eppure quell’incontro tanto atteso riscoprì vecchie e nuove sensazioni. Il modo di fare di Rocco, ma anche la sua presenza, il suo sguardo profondo e tenero. Quel compagno di avventure non era solo un amico. Qualcosa di più. Le sue mani raccontavano la vita, una vita fatta di passioni, di avventure, di cuori infranti. Nel suo cuore, quello di Monica, molta confusione e una gran voglia di scappare da tutto, lontano. Rocco raccontò le sue ultime peripezie, di Matilde che lo aveva lasciato per sempre. In lui tanta delusione ma anche la consapevolezza che se l’era cercata. Spesso l’uomo si trova davanti ad un bivio, ma non sempre la scelta della via da percoerrere è quella giusta. All’inizio sembra il contrario, ma dopo qualche chilometro ti accorgi di aver sbagliato e vuoi tornare indietro. Magari ci riesci e prendi l’altra strada, sei contento della scelta che hai preso, ma ad un certo punto ti fermi e vorresti tornare indietro. Non avresti mai voluto arrivare a quel bivio. Preferiresti una strada senza uscita a senso unico. Ma a volte le scelte arrivano. Sbagliando s’impara, disse qualcuno. “A proposito. Come è l’Argentario” esclamò Monica. “Guarda, è un posto meraviglioso. Sono andato oggi a fare un giro quà sopra. C’è una strada che si trova intorno alla costa. Ho visto un tramonto fantastico…” “E la gente, comè la gente? M’hanno detto che quà sono buffi”. “E’ buffo il loro modo di parlare. Si chiamano tutti con un soprannome. E poi sono di una cortesia unica. Guarda quì…” Fece vedere la fasciatura alla mano e raccontò l’episodio. Le prime luci artificiali si accesero sul lungomare e di seguito sul molo e sui lampioni della piazza. “Prova….1,2,3, prova”. I microfoni del palco e tutto l’impianto che era stato montato sul palco iniziava ad essere testato. “Stasera c’è Pupo che canta”. Monica strabuzzò gli occhi ” Ma dai. Mi piacerebbe sentirlo, ma ho una gran fame.” Rocco si alzò un attimo in piedi, allungò lo sguardo verso il molo e si rimise a sedere. “C’è una pizzeria proprio là. Che ne dici? Ci mettiamo a sedere si mangia qualcosa. Poi se facciamo tardi tanto i tavoli sono vicini al palco, si dovrebbe sentire lo stesso”. Si avviarono direzione Zirio. Lei non faceva altro che strigergli la mano e guardarlo negli occhi teneramente. Lui con un sorriso contraccambiava con i suoi occhioni dolci. Erano una bella coppia. Sotto il palco c’era già qualcuno che aveva preso posto, al ristorante pure troppi. Erano appena le otto e mezzo ma la pizzeria già straboccava. I camerieri erano tutti indaffarati. Rocco entrò dentro e andò alla cassa dove c’era una signora bionda che sbraitava con la cucina e i pizzaioli. “Scusi quanto c’è da aspettare? Siamo in due.” “Cinque minuti. Ci sò sti du signori tedeschi che hanno finito. Il tempo di portalli un cappuccino e il tavolo è vostro”. Attesero fuori. Diversamente dal caos mattutino, la sera il traffico era inesistente. Le macchine che arrivavano dal lungomare erano pochissime. Tantissimi motorini, ma per la piazza ed il molo solo gente a piedi. Ce n’era davvero tanta. “Signori, il tavolo” I due si misero a sedere. “Ma è vero che proprio tutti hanno un soprannome da queste parti?” disse Monica. “Stai a vedere”. Arrivò la cameriera. “Signorina, due Fabio. Da bere due medie…..Senta ma anche lei ha un soprannome. Ho notato che qui a santostefano tutti ne hanno uno” “Io non ce l’ho uno, ma in famiglia mia mamma è una Raffellona e mio babbo lo chiamano Giangetta”

-continua-